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pensiero positivo

Si può imparare a pensare positivo? Probabilmente hai sentito una o due cose sui benefici del pensiero positivo. Le ricerche suggeriscono che i pensatori positivi hanno migliori capacità di affrontare lo stress, un sistema immunitario più forte e un minor rischio di malattie cardiovascolari. Sebbene non sia una panacea per la salute, assumere una visione ottimistica anziché ruminare su pensieri negativi può avvantaggiare il tuo benessere mentale generale.

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Continuiamo la nostra riflessione sul tema dell preoccupazione. Sapete che ci sono dei comportamenti che invece di aiutarci favoriscono e mantengono la nostra preoccupazione? Vediamo quali sono: 

1 cercare rassicurazione
Cercare la rassicurazione non funziona per diminuire le nostre preoccupazioni poiché mantiene il dubbio di partenza. "Non mi posso fidare di me stesso/a".
Cercare di eliminare l'incertezza ci allontana dalla possibilità di imparare a tollerarla e saremo costretti a cercare nuovamente una rassicurazione visto che l'effetto di riduzione dell'ansia agisce esclusivamente a breve termine.


2 cercare di fermare i pensieri
I pensieri non possono essere "eliminati", la memoria non può essere cancellata. Piuttosto che pretendere lo "stop" o "l'eliminazione" possiamo meglio approcciare verso concetto di "flusso di pensiero". Il flusso di pensiero ci ricorda che i pensieri hanno un andamento, rispetto alla nostra consapevolezza, "va e vieni" . Un'immagine molto utile è quella della porta girevole del centro commerciale dove le persone entrano ed escono. Immaginate una stessa persona che entra nella porta girevole e poi continua a rimanere nel meccanismo senza entrare nel centro commerciale ma uscendo subito dopo. Il nostro pensiero fluisce in questo modo e l'unico modo per "farlo entrare" è porre l'attenzione e su di esso.


3 raccogliere informazioni
Le informazioni che ricerchiamo su qualcosa che ci preoccupa (molto spesso in ambito medico sanitario!) sono sempre una selezione dei fatti e quindi soggette a distorsioni nella selezione. Ad esempio può succedere che la nostra attenzione si rivolga esclusivamente alle informazioni che confermano i nostri pensieri negativi. Questa distorsione dell'informazione è chiamata "confirmation bias". Nella raccolta di informazioni è possibile inoltre sovrastimare il rischio della minaccia che stiamo percependo in particolare se siamo ansiosi. La valutazione del rischio infatti non è una cosa semplice! E per lo più noi siamo portati a stimare il rischio non utilizzando il pensiero razionale...
Talvolta siamo portati a sovrastimare il rischio in quelle situazioni in cui pensiamo che la causa degli eventi sia impossibile da identificare o bloccare.
Altro problema della raccolta di informazioni è la loro rappresentatività. La famosa ricerca su Google fatta in autonomia dal proprio computer di casa non ci consente di selezionare le informazioni rilevanti per la nostra situazione ma tendenzialmente quelle che sono rilevanti per una certa maggioranza.


4. Controllare ancora e ancora
per ridurre la preoccupazione noi siamo portati a controllare per vedere se tutto è ok. il controllare afferma alcune cose verso noi stessi:


 - se controllo riduco l'incertezza
 - non posso tollerare l'incertezza
 - se controllo prima posso prevenire cose peggiori in avvenire
 - non posso contare interamente sulla mia memoria
 - non potrò mai essere troppo attento
 - è mia responsabilità

il controllo è una compulsione per diminuire l'ansia ed è prodotto da un pensiero di preoccupazione.
Generalmente ci si sente bene per 1 ora. Oltre a non fornire una rassicurazione definitiva, questo non agisce sulla preoccupazione fondamentale ovvero "non posso stare nell'incertezza".
I costi sono quindi elevati, mantenendo il nervosismo, spendendo energie nel controllo e rinforzando la convinzione che bisogna controllare per essere al sicuro.
Una soluzione a breve termine.


5 evitare la sensazione di sconforto
L'evitamento è una strategia che ha effetto immediato. Tutti evitiamo. E talvolta può avere una sua utilità! ;) 
Evitare le cose che ci preoccupano però ha l'effetto di rinforzare la convinzione che non siamo in grado di gestire il problema e questo non fa che aumentare la preoccupazione nel futuro.
Chiaramente evitando eliminiamo tutte le possibilità di disconfermare la nostra credenza personalmente!

6 ti intontisci con alcool e droghe
Ansia e depressione sono fortemente associate all'abuso di alcol, droghe e cibo.
Intontirsi per gestire le situazioni è anche in questo caso una strategia di evitamento e conferma la nostra idea di non essere in grado di affrontare le nostre problematiche. Chiaramente l'effetto immediato ha un forte indice di attrazione!
Ma stiamo considerando le conseguenze? L'ansia e la preoccupazione rimangono e si aggiunge un ulteriore problema: un comportamento auto-distruttivo.

7 ti prepari eccessivamente 
Studiare e studiare per un esame allo scopo di essere preparati su ogni cosa. Questo non considera il fatto che non siamo perfetti e non possiamo sapere tutto.
Lasciare alla spontaneità ti fa sentire più vulnerabile e a rischio di dimenticare le cose. Tutto deve essere prevedibile e sotto il controllo. E questo comporta che ogni volta bisognerà essere... molto più preparati.
Questo comportamento ci rimanda l'idea di dover controllare tutte le nostre preoccupazioni e che essere imperfetti è una cosa da disprezzare.
Questa strategia non funziona perché non tiene conto della realtà ma soprattutto rinforza l'idea di dover essere perfetti per stare al sicuro.

8 usi comportamenti di sicurezza
Ci capita di emettere comportamenti che ci danno l'idea di stare al sicuro. Non sporgersi da un ponte, guidare lentamente e al lato della strada.
Queste azioni purtroppo sono un potente fattore di mantenimento della paura e della preoccupazione.
Nella terapia cognitivo comportamentale si utilizzano diverse modalità per fare fornte a questi comportamenti e per favorire una esposizione agli stimoli fonte di paura.

9 provi sempre a fare una bella impressione
Ti preoccupi di come appari o del fatto che non hai niente di in interessante da dire se qualcuno inizierà una conversazione con te. Ti preoccupi che gli altri possano giudcare la tua debolezza e insicurezza.
In base a quanto abbiamo detto nel precedente articolo Mi preoccupo: perché? hai appreso nella tua storia di vita che è importante porsi la domanda "cosa pensa l'altro?".
Questo pensiero anticipa il fatto di essere giudicati e predispone la tua attenzione alla selezione e osservazione di comportamenti negli altri che lo possano confermare. "Siccome ha fatto una faccia strana non gli sono piaciuto/a".

10 ci pensi e ci ripensi!
Quando tendi a ruminare affronti le cose come se fosse un cibo da masticare più e più volte. La ruminazione è associata a quello che sta succedendo ora o è successo da poco. Anche in questo caso tale azione porta a pensare che si troverà una soluzione per il semplice fatto che ci si pensa lungo!
Questo pensiero è completamente falso.
La ruminazione aumenta la consapevolezza su quanto ti senti male, la focalizzazione sulle sensazioni negative e riduce invece lo spazio per quelle positive o semplicemente alternative.
L'idea è di trovare la soluzione perfetta...che non si raggiungerà mai.

11 pretendere la certezza
Puoi pensare che pretendere la certezza e raggiungerla subito ti farà sentire meno ansia, ma ricercare la certezza al momento aumenta le tue preoccupazioni.
Anche quando credi di aver trovato la soluzione perfetta, in base ad un attento esame ti accorgerai che non lo è...in assoluto.
Cercare certezza è un modo per garantire il mantenimento della preoccupazione.
Vivere nell'incertezza è vivere nel mondo reale.

12 rifiuti di accettare il fatto che hai pensieri "folli"
Diverse persone si preoccupano rispetto a pensieri che sembrano fuori dagli schemi. Quasi tutti sperimentiamo folli pensieri riguardo cose che ci disgustano, illegali, o violente.
Il problema sorge se interpretiamo questo come segno di perdita del controllo e di rischio di impazzire. In secondo luogo ci si può sentire colpevoli e vergognarsi rispetto ai pensieri. In ultimo si pensa di doversi liberare immediatamente di questi pensieri.
Chi si preoccupa può arrivare a credere che i propri pensieri lo porteranno all'azione!
La domanda da porsi è: quante volte ho avuto questi pensieri? Quante volte questi pensieri sono diventati realtà?
Quindi pensare ad un qualcosa non equivale a farlo o alla prova che lo si farà (es. fantasie sessuali)!
La nostra natura e sanità non sono determinate da ciò che pensiamo ma da ciò che facciamo o decidiamo di mettere in atto.
Pretendere di evadere da questi pensieri non fa che aumentare la preoccupazione piuttosto che riconoscere il fatto che sono del tutto normali.

Rimani in contatto, continueremo ad esplorare il tema della preoccupazione!

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Ti prego di scrivermi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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Se vuoi richiedere una consulenza o avere maggiori infomazioni sui servizi telefona al 3921191604

 

 

tratto da "The worry cure" di Robert L. Leahy (2005)

 

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consulenza lgbt

"Nell'esercizio della professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all’ autodeterminazione e all’ autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’ imporre il suo sistema di valori; non opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio-economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità." (Codice deontologico psicologi italiani)

Come indicato dal "codice deontologico" il professionista psicologo fornisce le diverse prestazioni di intervento e consulenza nel rispetto della clientela e delle caratteristiche individuali. Relativamente alla clientela LGBT (lesbica, gay, bisessuale, transgender e Intersex, Queer, Asex - vedi LGBITQA), allo scopo di una maggiore garanzia di tutela della efficienza ed efficacia delle prestazioni, sono state redatte linee guida per la consulenza psicologica e la psicoterapia con persone lesbiche, gay e bisessuali (Lingiardi V., Nardelli N., 2013) approvate dal Consiglio dell'Ordine degli Psicologi del Lazio. 

Le linee guida hanno lo scopo di gestire la problematica dell'homoignorance una categoria che nella pratica clinica si declina nella mancanza di conoscenza in tema di omosessualità. Tale categoria può contenere al suo interno:

  • atteggiamenti eterofilici (ovvero perpetuare nella seduta di consulenza un modello etero-normativo per esempio "dare per scontato l'eterosessualità")
  • pregiudizi espliciti ed impliciti
  • approccio patologizzante 
  • fino ad arrivare alle cosiddette terapie riparative

Quest'ultima categoria, all'estremo opposto della homoignorance, ritiene che sia possibile effettuare delle terapie di "conversione" rivolte alle persone omosessuali al fine del cambiamento dell'orientamento sessuale. Tali modellistiche sono in totale contrasto con quanto affermato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (1990) la quale considera l'orientamento sessuale come "non definibile in termini di malattia". In aggiunta a quanto evidenziato L'American Psychological Association sottolinea come non vi siano in letteratura scientifica dati che confermino l'efficacia di terapie per il cambiamento dell'orientamento sessuale. Siamo quindi di fronte a delle prospettive da un lato prive di scientificità e dall'altro deontologicamente scorrette secondo il codice deontologico (art. 3,4,5) e quindi segnalabili agli ordini di competenza.

"l'omosessualità è una variante non patologica della sessualità umana"

Premesso questo è necessario prendere atto di possibili atteggiamenti del professionista che pur non essendo "dichiaratamente riparativi" sono comunque caratterizzati da pregiudizi e inadeguata informazione.

L'approccio Cognitivo-Comportamentale riconosce nella gestione del pregiudizio una delle specifiche aree bersaglio della propria azione. Tale approccio è sia mirato alla costruzione del benessere del cliente come anche base di lavoro per il professionista stesso, invitato ad auto-osservare i propri pensieri e le proprie valutazioni in merito alle diverse tematiche di lavoro. Nessuno è immune da specifiche predisposizioni, orientamenti, principi o valori di riferimento. 

Attraverso la formazione e l'aggiornamento è quindi fondamentale accrescere le proprie conoscenze al fine di:

  • migliorare la qualità, l'efficacia e l'efficienza dell'intervento
  • fornire un servizio che non tenda a minimizzare la rilevanza o a esacerbare l'orientamento sessuale
  • saper gestire e trattare argomentazioni LGBT
  • agevolare le esperienze e l'auto-conoscenza personale
  • non utilizzare modellistiche inappropriate o senza evidenza scientifica

Tra gli approcci riconosciuti si fa riferimento ad un modello "affermativo" (e aggiungerei assertivo) dove si rinnova l'importanza di un "ascolto libero dal pregiudizio da utilizzare con tutti gli utenti, dal momento che chiunque può riconoscersi come non-eterosessuale". In un contesto di questo tipo è quindi possibile fornire uno spazio che favorisca crescita e apprendimento nel modo meno condizionante possibile (distanziandosi e distinguendosi dalle terapie ideologiche). 

 

Per qualsiasi informazione o richiesta si prega di scrivere o telefonare al 3921191604 oppure per email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

 

 

Riferimenti: Etica, Competenza, Buone prassi- Lo psicologo nella società di oggi. Raffaello Cortina Ed.

 

 

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preoccupazione perché

Se sei una persona che si preoccupa quello che vorrei dirti è che non sei la sola. Tutti ci preoccupiamo in maniera più meno intensa. La preoccupazione è un "pensiero che occupa la nostra mente" generando ansia, irrequietezza, tensione, problemi nel sonno. Cerchiamo insieme di capire di cosa si tratta.

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